La bella e la brutta copia

di Eleonora Aquilini | del 07/05/2020
La bella e la brutta copia

Riporto questa interessante riflessione di Eleonora Aquilini:


“Quando la piazza fu immersa nella notte, Adamsberg, appoggiato al platano, aprì il taccuino e ne strappò una pagina. Rifletté,  scrisse Camille, e aggiunse Io. L’inizio di una frase pensò. Non era poi così male. Dopo dieci minuti, dato che il resto della frase non veniva, mise un punto dopo Io, e piegò il foglietto intorno a una moneta da cinque.” [1]

La mia maestra diceva che un alunno era bravo se scriveva direttamente in bella. La bella copia di un testo, che solitamente era il tema, doveva essere  perfetta e immacolata per essere apprezzata. Le macchie d’inchiostro e le cancellature non ci dovevano essere. Spesso scrivevamo in bella copia una serie di frasi fatte sulle stagioni, sui buoni sentimenti, su quello che sapevamo di dover scrivere. Eravamo guidati dalla retorica, se per retorica s’intende la forma convenzionale che ha come contenuto il luogo comune, il risaputo. C’era la retorica delle elementari, quella delle medie e quella del liceo. Quest’ultima aveva la veste della moda controcorrente e vagamente rivoluzionaria degli anni settanta, con parole facili, scontate.  La prosa era liscia, senza le asperità provocate dal pensiero riflessivo. Quando invece si riflette profondamente su ciò che si vuole scrivere le frasi hanno un’impennata: non escono con  facilità,  girano, si annodano. Devono essere scritte e riscritte.  Quando si cerca un modo originale per dire qualcosa, la frase scritta spesso non scorre e ci vogliono tante brutte copie per arrivare ad un’espressione soddisfacente del nostro pensiero. Ci si può avvicinare o allontanare moltissimo da ciò che s’intende comunicare azzeccando o  sbagliando una parola:  un verbo può fare centro avvolgendo la nuvola indistinta di un concetto oppure può soffiare sulla nuvola facendola sparire. Le parole hanno un peso differente  quando sono cercate, volute per evocare un significato. La ricerca delle parole e la ricerca del significato spesso coincidono. Lo scrivere è una lotta, un corpo a corpo con il pensiero. Le brutte copie, le cancellature, sono il movimento del pensiero verso la ricerca di un significato.

Diventiamo  adulti quando ci rendiamo conto che la brutta copia è una necessità. Sparisce l’idea dello sbaglio, quando si diventa consapevoli che l’errore è un punto di vista e la correzione è un ripensamento. Nell’insegnamento tradizionale, in cui quello che si deve sapere è dato e non costruito, l’errore è la deviazione dalla ripetizione (continua a leggere in https://www.insegnareonline.com/istanze/filo-trama/bella-brutta-copia#.XrLARNEnZmk.whatsapp



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mmagine: Public domain