Con Elena, sempre

di Cidi di Firenze | del 28/05/2019
Con Elena, sempre


Elena era per noi una persona unica. Unica nel suo lavoro, unica nel modo di rapportarsi agli altri, unica nella vita che conduceva.

Ogni donna e ogni uomo sono unici e in qualche modo speciali. Ma Elena era particolarmente speciale. Ricordiamo la sua passione, una grande passione, civile e professionale. Una passione intensa, mossa da semplici e chiari ideali, sempre concretizzata nell’agire giorno dopo giorno a casa, a scuola, nel territorio. Credeva fortemente in ciò che faceva e sapeva comunicare questa sua credenza, civile e professionale, a chi le stava accanto. Noi l’avvertivamo.

Di carattere mite e dalla personalità spiccata, ha sostenuto sempre il proprio pensiero, le sue idee con fermezza e in un contesto di continuo confronto e dialogo.  Il suo impegno personale verso l’altro, l’umano e il sociale, ha contraddistinto la sua vita. Uno scorcio breve che non meritava.

Per noi insegnanti è stata un grande perdita. Un’assenza, una privazione, un indefinibile vuoto.  Ci mancheranno i suoi contributi e i suoi preziosi esempi di umanità e professionalità. Contributi ed esempi che custodiremo gelosamente dentro di noi.

Elena amava insegnare, era una persona vivace, legata alla vita.  A scuola era un insegnante disponibile, sensibile, generosa e naturalmente colta. Sapeva affrontare la complessità dei nostri giorni con grande competenza: a piccoli passi, riflettendo sui singoli problemi fino a rendere semplice ciò che inizialmente era complesso. Questa sua capacità la spendeva anche in classe, con i suoi allievi, mettendoli in condizione di capire, di apprendere.  Il suo sapere lo offriva, con garbo e intelligenza, alla comunità, alla scuola, ma soprattutto lo costruiva con i suoi alunni, elaborandolo con loro per curare ogni singolo bambino.

Il suo dolce ed elegante sorriso rimarrà sempre con noi, smagliante e pieno di speranza. Le sue “lezioni” di vita ci faranno da guida, ci aiuteranno nel nostro difficile, ma meraviglioso lavoro.

 

  

Il CIDI di Firenze

 

  

Alleghiamo la lettera del marito di Elena.

“Sono 43 e non ci bastano” si è vero, non ci bastano perché stare assieme a Elena per 43 anni è la cosa più bella che ad una persona possa accadere, e a me sta ancora accadendo. E dico “accadendo” perchè certe esperienze non terminano mai. Lo abbiamo detto nei giorni prima dell’evento, insieme, io, lei, Giulio e Bianca, perchè ne eravamo pienamente coscienti di quello che stava per accadere ed avevamo tutti paura, ed Elena più di noi. 
“Sono 43 e non ci bastano” perchè stavamo bene assieme, le cose da fare erano ancora tante, i progetti belli e molti, i figli che si fanno una famiglia, i nipoti che arrivano, il lavoro, la scuola, il CIDI, già il Centro di Coordinamento Democratico degli Insegnanti con Carlo, i viaggi ancora da fare, le idee politiche da condividere e far crescere, tanti e tanti altri obiettivi da provare a raggiungere. 
Non ci bastano lo diciamo ancora oggi. Lo diciamo perché giovedì scorso alla Casa del Popolo (scusate se la chiamo ancora così) c’era un atmosfera bella, un’atmosfera trasparente, una voglia di stare insieme, di portare a giro quel pensiero di umiltà e di rispetto, che la persona che era all’interno di quella scatola nel mezzo del teatro ci ha trasmesso. Una persona bella fuori e dentro, come ha detto uno dei tanti suoi amici “una di quelle persone che uniscono la forza con la tenerezza e l’intelligenza con l’umiltà” . Ecco perché Elena è, e sarà sempre con me con Giulio e Bianca e con quelli che la hanno incontrata, conosciuta e frequentata. Lei ci ha trasmesso un pezzo del suo pensiero, un modo di essere, una parte di se che non ci lascerà mai e che noi in maniera naturale porteremo sempre dentro di noi. Il quel luogo in quel teatro al centro non c’era solo lei, c’era il suo modo di pensare la sua voglia di vivere e di insegnare ai bambini e di confrontarsi con il mondo. 
Non ne deve rimanere indietro uno diceva, altrimenti abbiamo fallito, e lei ci provava sempre. Qualcuno prima di lei diversi anni prima aveva detto questa stessa frase che lei amava nella maniera più forte e semplice, mettendola in pratica.
Ecco perché “Sono 43 e non ci bastano” perché i pensieri, le idee, non si fermano, vanno avanti, si trasformano, e se sono giuste, si moltiplicano ma non si fermano e mercoledì scorso non si è fermato niente, perchè siamo noi che le portiamo avanti, è la comunità che li porta avanti e alla Casa del Popolo c’era quella comunità, c’era quel senso di appartenenza ad una comunità, come ha detto un altro amico di Elena, che le appartiene.
Quel modo di essere forte e mai arrogante, che ha trasmesso a me per primo, a Giulio e Bianca poi, insieme a tanti altri colleghi e amici , ma soprattutto ai “suoi bambini” come li chiamava lei. Se li ricordava tutti uno per uno e vi garantisco che sono tanti, così come tanti sono venuti a trovarla giovedì.
Ed è per questo che vi dico grazie a tutti per esserci stati di persona in tantissimi, ma anche grazie a tanti altri anche solo con il pensiero erano li.
Elena siamo noi, e noi siamo Elena ed è per questo che “Sono 43 e non ci bastano”