Riflessioni quotidiane

di Barbara Barontini | del 09/03/2016
Riflessioni quotidiane

Buona sera a tutte!
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il lavoro che stiamo facendo in questi giorni, le riflessioni che ci siamo scambiate io e Cristina e il verbale della conversazione in classe che ho trascritto  questo pomeriggio, mi hanno condotto ad ulteriori riflessioni che ho voluto fissare e condividere con voi prima di dimenticarmene. Vi allego anche due  brevi verbali. 

 

Il lavoro anticipato sulla messaggeria, in prima classe, ci permette di cominciare a lavorare molto presto anche sulla riflessione fonologica e metafonologica.  Emergono riflessioni estremamente interessanti sui ragionamenti che portano i bambini ad apprendere la scrittura e la lettura attraverso tentativi ed errori, avvalendosi dell’esperienza sia personale che svolta all’interno del gruppo-classe.

Stamattina in classe c’è stata una discussione in seguito alla mia domanda “Come facciamo a capire quando la lettera C si legge con il suono dolce e quando invece con il suono duro?”

Prima della discussione (di cui riporto il verbale), i bambini si erano già confrontati altre volte sull’uso della lettera C e avevano scritto molte parole suddividendole in due sacchettini (C voce dolce e C voce dura ). Durante l’attività  c’era stata una prima riflessione sulla parola VOCE, che inizialmente era sta letta VOKE, ma dal momento che questa non poteva essere associata ad un significato, i bambini avevano presto optato per VOCE. L’esperienza è stata subito utilizzata per la riflessione ed infatti Claudio e Valentino (vedi verbale) hanno immediatamente generalizzato: “Se si pronuncia una parola che ha la C (i) dolce con la K dura, quella parola non ha significato”. L’affermazione sottintende che è il significato che ci aiuta a capire come va letta la parola. Ovviamente non è così generalizzabile, ma mi pare un buon ragionamento per un bambino di prima.

Un’altra riflessione interessante viene dall’intervento di Martina che, pur non riuscendo all’inizio a spiegarsi chiaramente, ha fatto capire tra le righe che sarebbe stato meglio se i due suoni diversi avessero avuto anche due segni diversi per rappresentarli e Claudio ha aggiunto subito che sarebbe stato “più facile”.  La bambina ha faticato molto per farsi capire e  sono dovuta intervenire per  “fare da specchio” (vedi L. Lumbelli, abbiamo parlato di questo proprio nel nostro ultimo incontro), e ripetere in maniera più corretta e chiara il suo intervento. La riflessione della bambina e del compagno che è intervenuto dopo di lei, va addirittura a toccare, anche se in modo non consapevole, il concetto di convenzionalità dei grafemi  che avrebbero potuto essere  diversi da quelli che sono.

Appare evidente che anche i bambini così piccoli abbiano buone capacità di ragionamento metalinguistico, ma il linguaggio orale non sempre riesce a supportare la riflessione e  l’educatore deve interpretare, ripetere, chiarire, usare un lessico più adeguato (vedi la differenza tra “dietro” e “dopo” nel verbale) e talvolta anche aggiungere piccole cose, con lo scopo di  far comprendere ai compagni, ma anche di  sviluppare il linguaggio verbale.

Ovviamente con bambini così piccoli spesso il filo conduttore sfugge, tirare le fila e giungere a negoziare una scoperta è difficile,  a qualcuno, per il momento, la lampadina non si accende e non intervengono, ma il tentativo va fatto e il seme va buttato.

 

Scusate la lunga email, ma i nostri incontri sono così brevi e lontani nel tempo che avevo bisogno di raccontarvi e sentire che cosa ne pensate, se avete tempo e voglia di rispondere.

Un abbraccio

Barbara