La notte santa e la libertà d'insegnamento

di Maria Rosa Giannalia | del 14/01/2016
La notte santa e la libertà d'insegnamento

Mi sono imbattuta per caso, girovagando sul web, in questa poesia di Guido Gozzano ( vedi http://fucinadelleidee.eu/redazione/?id_pagina=336 ). E mentre guardavo il testo, le parole e i versi  fluivano nella mia memoria insieme al ricordo gradevolissimo di me bambina, seduta insieme a tanti altri compagni nei banchi dell'aula della quarta elementare, nella scuola del mio paese. La maestra ci aveva detto di studiarla a memoria ed io, da scolara scrupolosa, la imparai per intero.

 

 La posso recitare ancora senza un tentennamento. Imparare poesie era un fatto didattico assolutamente naturale, come naturale era anche proporre poesie di contenuto religioso. Non solo le poesie di Gozzano ma quelle di Pascoli andavano forte nei lontani anni cinquanta insieme a quelle di Carducci e di Renzo Pezzani. Anche la scuola ha le sue mode.

 

 Mi chiedo quanto impatto potrebbe oggi avere in una classe multiculturale questa stessa poesia. Il rispetto delle differenze culturali non incoraggia certo proposte come questa. Ma anche nella scuola primaria di quegli anni, gli addetti culturali del Ministero della Pubblica Istruzione, come allora si chiamava, non avevano il benché minimo dubbio sulla giustezza di tali scelte.

 

La religione cattolica era la religione di stato e come tale perfettamente inserita nel panorama culturale di quegli anni. E questa poesia, come anche altri contenuti culturali, non erano oggetto neppure di discussione. Erano ritenuti perfettamente "legittimi" così come legittima era l'ora di religione la cui obbligatorietà nessuno metteva in discussione. Eppure io ricordo che nella mia classe quinta c'era una ragazzina, una mia compagna di colore, eritrea per la precisione. Quella ragazzina imparava a memoria come tutti gli altri  questa poesia e i suoi genitori non andavano, a recriminare dal direttore, come allora si chiamava il dirigente scolastico. E soprattutto non si sentivano offesi. Oggi le cose sono cambiate. E giustamente.

 

A scuola nessuno può imporre l'obbligo di partecipare alle ore di insegnamento  della religione cattolica. Ci si può avvalere o no e questo non va a detrimento della valutazione degli apprendimenti degli studenti. Ma  se la scelta di un testo non ha alcuna finalità di catechizzazione, mi chiedo allora se, nelle scelte didattiche cosiddette libere di oggi,  conti più il conformismo  o la libertà culturale dei docenti. Mi spiego meglio: una maestra o un maestro potrebbe anche oggi ritenere opportuno scegliere questa poesia di Guido Gozzano per i motivi didattici più diversi: il contenuto di grande effetto sociale, il lessico estremamente semplice adoperato da Gozzano, il ritmo e la musicalità dei versi che facilmente si memorizzano, la possibilità di fare eseguire una parafrasi in autonomia agli scolari e tante altre efficaci esercitazioni.

 

Sono tanti i motivi per cui una poesia o un  qualsiasi testo potrebbe essere scelto da un docente. Ora io mi chiedo: a parte il fatto che il contenuto specifico del testo in questione  sembra essere modellato   per illustrare con  precisione sociologica la condizione attuale delle centinaia di migliaia di immigrati che affollano il nostro ed altri paesi della comunità europea,  e che continuamente sono alle prese con problemi molto simili a questo di Maria e Giuseppe, raccontato nei versi di questa poesia, quale altra motivazione dovrebbe potere impedire l'utilizzo di un testo, di qualsiasi altro testo, che permetta un uso didattico finalizzato a scopi specifici ritenuti importanti da un docente? Dovremmo anche limitare tutta l'iconografia utilizzata per l'insegnamento della storia dell'arte, la gran parte della quale, specie quella relativa al medioevo, è di contenuto giudaico-cristiano? A meno che non si propongano contenuti che possano essere lesivi della personalità dei ragazzi, non vedo francamene come si possa impedire la libera scelta  didattica degli insegnamenti.

 

Che senso avrebbe dunque l'articolo 33 della nostra costituzione che recita:  l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento? Questo potrebbe essere un valido spunto di riflessione. Riflettere su questo articolo della nostra costituzione, dovrebbe invogliare anche i più recalcitranti tra noi a penetrare lo spirito che ha animato i nostri padri costituenti nel momento in cui questi ultimi hanno concepito le leggi che ci governano. Mi sembra che ci sia, più in questo articolo, la garanzia del rispetto della libertà di insegnamento di qualsiasi docente sia accreditato dal ministero dell'istruzione per l’esercizio della professione, che in tutto il grande sproloquio mediatico pro o contro la scelta di questo o di quell'altro contenuto. E questo indipendentemente dal credo religioso o dalle idee politiche.

 

Ora tutto questo gran parlare che si fa oggi circa la possibilità di offendere le sensibilità di molti o di pochi,  mi sembra quantomeno inopportuno e forse più conseguenza di conformismo ideologico che  espressione di autentica convinzione. Così come il volere ridurre a un pensiero unico, quello di matrice cattolica ( se qualcuno osasse imporlo), l'insegnamento delle discipline di studio nella scuola.

 

Ciò che veramente importa è che gli studenti vengano dotati di strumenti culturali, e questo fin dalla scuola primaria, perché essi possano percorrere un cammino di formazione completa che li metta nella condizione di sapere scegliere unicamente  secondo il proprio pensiero critico. E naturalmente solo la varietà dei contenuti proposti come anche le modalità didattiche, concorrono espressamente a tale esercizio.